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Scacchi

Bobby Fischer
subisce il 18 gennaio 2008 in un ospedale di Reykjavik, l’inesorabile, ultimo scacco matto dalla morte

E’ stato forse il più grande giocatore d’ogni tempo, certamente il più scomodo.

Bobby Fisher, aveva il quoziente intellettivo 186, quello di Albert Einstein, da molti esperti considerato il più grande giocatore di sempre, Fisher divenne campione del mondo battendo il russo Boris Spassky nel 1972, in uno scontro che calamitò l’attenzione dei media, di ogni paese.
Risiedeva in Islanda dal 2005, da quando aveva ottenuto la nazionalità dopo essere stato per alcuni mesi in stato di fermo in Giappone.
La storica partita con Spassky , nel 1972 in Islanda, quando il genio americano aveva ancora 29 anni, si caricò di  significati simbolici in pieno clima di guerra fredda, tra Washington e Mosca. 
Alla vigilia della sfida di Reykjavik, i pronostici erano tutti per Spassky, in virtù dell’enorme preparazione che la squadra Russa vantava da tradizione, con giocatori fortissimi a disposizione, intere squadre che si allenavano  quotidianamente tra di loro.
Anche il comportamento di Fisher preoccupò tantissimo,: lascio vincere la prima partita senza resistenza all’avversario, sembrava assente, tentato dal ritiro, e fu proprio l’allora presidente Henry Kissinger a chiamarlo per motivarlo.
Infine Bobby Fisher si impose con sette vittorie, tre sconfitte ed undici pareggi.
Invece di cavalcare l’onda della sua fama, Fisher, personaggio estremamente introverso, irascibile, diffidente, scomparve dalla scena.
Rifiutò la sfida di Anatoli Karpov, nel 1975 e la federazione internazionale gli tolse la corona, perché non metteva in palio il titolo.
Riapparve nel 1992, in uno scenario imprevisto, offrendo la rivincita a Spassky, nella allora triste Yugoslavia di Milosevic, violando così l’embargo organizzato dagli americani, e subendo inesorabilmente un mandato di cattura internazionale .
Dal 2000 si trasferì in Giappone, e nel 2001 una dichiarazione sull’attentato alle Twin Towers di New York gli procurò l’espulsione dall’associazione scacchistica americana.
Nel 2004 fu imprigionato dai Giapponesi per via di un documento falso, e salvato dagli islandesi che gli concessero cittadinanza proprio a Reykjavik, la città del suo storico trionfo, insieme alla compagna giapponese Miyoko Watai, l’unica donne che ha saputo veramente amarlo.
Addio a Bobby Fisher Primo “re” degli scacchi


 

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